Titolo: This is Halloween!
Fandom: Game of Thrones RPF
Personaggi/Pairing: Kit Harington, Richard Madden, Finn Jones, Gethin Anthony e Alfie Allen, tutti in versione baby (se volete Kit/Richard e Finn/Gethin *ride*) + nominati padri vari e Lily Allen *scuoricina*
Rating: PG
Avvertimenti: pre-slash, volendo. AU, one-shot, fluff, adorable!cast.
È assolutamente vietato prelevare e/o postare altrove questa fic senza l'esplicito consenso dell'autrice.
Spoiler: ---
Disclaimer: non ci guadagno nulla, i personaggi non mi appartengono, è tutto inventato.
Word Count: 1361.
Note: È un AU. Immaginate che tutti i giovin donzelli del cast di GOT abbiano 7-8 anni, vivano nello stesso quartiere e siano supersuper amici. Bene,voglio andare a vivere insieme a loro è la notte di Halloween e tutti i bimbi sopracitati non vedono l'ora di andare in giro a raccattare dolcetti.
Lo so, è una fic molto stupida che ho scritto in dieci minuti e che avrei fatto meglio a non scrivere ma io davvero nclpf con l'adorabilità di questi ragazzi *sguanciotta Gethin*
Ah, il costume di Alfie è questo, ma magari guardatelo dopo aver letto la fic, così non vi rovinate la sorpresa #creys
«Ma mamma…» Kit cerca in tutti i modi di far capire alla madre di non volerlo fare o almeno di non volerlo fare conciato così, ma pare che lei sia sorda ai suoi lamenti.
Perché non ha una sorella come quella di Alfie che alla fine convince sempre i genitori a far fare a lei e al fratello quello che vogliono? Alfie avrà un costume fighissimo; gli ha detto che sarà un drago con le fiamme vere e tutto il resto e Kit, anche se non riesce a capire come riuscirà a non bruciare la stoffa, è invidioso. Un sacco invidioso.
«Christopher, perché devi essere l’unico bambino che si lamenta ad Halloween? Guadagnerai un sacco di dolcetti!»
Kit sbuffa e cerca di portarsi dietro l’orecchio una ciocca di capelli che continua a cadergli davanti agli occhi, ma per colpa di questi stupidissimi guantini che gli permettono di muovere solo il pollice l’impresa sembra impossibile. «Ma mamma…» ripete di nuovo mettendo – se possibile – ancora di più il broncio. «Gli altri bambini non sono-»
«Christopher,» ripete ancora in modo molto sleale, come solo quando è arrabbiata fa. «Gli altri bambini sono vestiti esattamente come te. Ora preparati, Richard starà per arrivare!»
Kit rimane a guardarla con gli occhi bassi mentre si allontana verso la cucina. Rivolge poi uno sguardo al padre che gli da una pacca gentile sulla spalla, come se almeno lui potesse capire il suo dolore, profondissimo dolore.
«Papà…»
«L’anno prossimo lo decidiamo noi due da soli il costume, okay?» gli sussurra in gran segreto suo padre prima di stampargli un bacio sulla tempia.
«Ma sono una zucca! E ho uno stupido cappello a forma di zucca con delle stupide calze, calze come quelle delle bambine, che fanno vedere ancora di più altre due zucche al posto dei piedi. Zucche!» A nessuno fa paura una zucca tonda, nessuno gli darà mai un dolcetto.
«Ehi, basta parlare così o non ti lascio uscire!»
«Me lo prometti?» mormora Kit con le labbra tutte piegate all’ingiù. Il padre scoppia a ridere, ma prima che lui possa avere l’occasione di chiedergli cosa ci sia di così divertente qualcuno suona alla porta. “Oh no” borbotta sottovoce Kit mettendosi davanti alla porta e aspettando l’inevitabile. Suo padre è dietro di lui quando la apre.
«Buon Halloween!» urla un cavaliere con tanto di spada sguainata.
«’ao,» borbotta Kit con le mani appoggiate al costume che è talmente gonfio e rotondo da non permettergli di farle cadere lungo i fianchi.
«Kitty, cos’è questa faccia lunga, andiamo!» gli dice il padre di Richard dopo aver salutato l’altro genitore.
«Il mio costume…» spiega con la testa bassa, e la ciocca gli torna davanti agli occhi.
«Beh, è molto…zuccoso,» commenta il padre di Richard prima di invitarli ad andare. «Su su bambini, dobbiamo ancora passare dagli Allen!»
Kit sta uscendo mentre sua madre, come se il tutto non fosse già abbastanza imbarazzante, gli urla dalla cucina di aspettarla; arriva di corsa con le mani giunte al petto sospirando quanto siano belli i suoi bimbi e stampa un bacio umido sulla guancia di Kit che vorrebbe solo scappare, cosa che riesce a fare due secondi dopo quando ancora lei sta facendo a loro e soprattutto ai padri tutte le raccomandazioni del caso.
La cosa bella, almeno una, di questo Halloween è che sono i padri ad accompagnarli, il che significa che possono camminare avanti da soli, non portare i cappotti e mangiare tutti i dolci che trovano senza dover sentire strane storie sul mal di pancia.
Richard, quando sono abbastanza lontani dai padri, si avvicina all’orecchio di Kit e sussurra: «Indovina cosa mi ha dato mio padre».
Kit sgrana gli occhi senza capire e scuote la testa. «Cosa?»
Richard rinfodera la spada e tira fuori una manciata di piccoli petardi dalla tasca destra, alla cui vista Kit si mette a saltare per l’eccitazione.
«Basta buttarli per terra e fanno un gran rumore,» spiega Richard, mentre il suo mantello gli svolazza alle spalle. «Così se qualcuno non ci apre glieli buttiamo sullo zerbino e scappiamo!»
Kit gli batte il cinque e ricomincia a sorridere. La serata non è del tutto rovinata. «Però mi sa che dovrai lanciarli tu,» dice alzando in modo impacciato le mani guantate.
Quando arrivano a casa di Alfie ci sono già fuori ad aspettarli un fantasma e uno scheletro con qualcosa in testa. «Devono essere Finn e Gethin,» sentenzia Richard che sguaina la sua spada e va all’attacco correndo verso di loro; Kit arriva un po’ dopo perché, si sa, le zucche non sono veloci come i cavalieri.
«Geth?» chiede una volta davanti agli altri due bambini. Il fantasma dice un “ciao” attutito dalla stoffa che gli ricopre la faccia e Finn, senza aspettare che l’amico dica nulla, inizia a spiegare.
«Doveva essere un coniglio,» dice a Kit e Richard e subito la testa di Gethin scatta nella sua direzione. «Oh meglio, è ancora un coniglio, solo che è meno…coniglioso,» continua, inerpicandosi su una strada piuttosto complessa.
Richard sbatte le palpebre un paio di volte prima di esprimere un condiviso ed esaustivo “Eh?”
«Mia madre mi ha comprato questa cosa di pelo rosa perché non voleva che prendessi freddo,» borbotta il fantasma prima di alzare il lenzuolo e rivelare il suo volto, quello di Gethin, appunto. «Solo che anche mio papà lo ha trovato ridicolo quanto me, quindi…»
«Quindi gli ha tagliato in fretta e furia questo lenzuolo per renderlo un fantasma coniglioso,» conclude Finn al suo posto, con un certo sorriso compiaciuto.
«Allora quelle sono le sue orecchie?» chiede Kit, mentre invidia Gethin per il padre coraggioso che si ritrova, indicando due cose di pelo rosa immerse tra i ricci biondi di Finn che annuisce vigorosamente.
«Lui non se ne vergogna,» borbotta Gethin alzando le spalle mentre le guance gli si stanno arrossando per il freddo.
«Vuoi anche il mio cappello zuccoso?» chiede Kit speranzoso.
«Non avrebbe senso!» s’indigna Finn. «Non capite? Gethin è il fantasma del suo coniglio mentre io sono il suo scheletro! Siamo lo stesso costume in due persone diverse! Sono un genio!»
«Quindi non le vuoi, eh?»
«Hai mai visto lo scheletro di una zucca, Kit?» chiede Finn portandosi le mani sui fianchi, scocciato, e Kit non può fare a meno di dargli ragione.
Suonano alla porta, finalmente, e insieme quando vedono la maniglia girare urlano.
«Dolcetto o scherzettoooo?»
Alfie compare, con un’espressione se possibile più avvilita di quelle di Kit e Gethin messe insieme, e un costume tutto verde. «Non dite niente,» sentenzia mentre cammina mogio mogio oltre la soglia della porta con una coda verde acido che gli spazzola per terra.
«Dove sono le fiamme?» chiede allegramente Kit, non sentendosi più lo zimbello del gruppo.
«Nessuno mi capisce,» borbotta Alfie prima di fare una linguaccia a Gethin e Richard che lo prendono in giro per la cresta che gli parte dal cappuccio ben calcato sulla testa. «Non chiederò mai più un favore a Lily, dovevi vedere come rideva, lo ha fatto apposta,» mugugna ancora.
«Poteva andarti peggio,» mormora Kit, pensando alla sua situazione.
«Ma non sono feroce! Guardami, ho anche delle stupide ali! Quale drago pauroso ha le ali?» sbotta allargando le braccia per mostrare una notevole apertura alare cucita sotto le maniche.
«Tutti?» interviene Finn storcendo il naso.
«E tu cosa saresti?» gli chiede arrabbiato Alfie, cambiando discorso.
«Lo scheletro di un coniglio,» risponde piuttosto soddisfatto mentre si sprimaccia le orecchie pelose, alché anche Alfie non può fare altro che ammirarlo.
«Fiiigo,» commenta prima di iniziare a camminare verso la prima casa.
Alla fine tutti hanno avuto molti dolci e nessun petardo è stato scoppiato davanti agli zerbini. In realtà Richard ha scoperto di averne solo cinque e ha deciso di dividerli con gli amici da prode cavaliere quale è, ma mentre il primo è andato a sprecato per via della mancata presa al volo di Finn, il secondo è scoppiato in tasca a Gethin rischiando di incendiare il suo coniglio rosa mentre il terzo è finito nel collo di Alfie e forse lo ritroverà una volta tornato a casa, così Kit e Richard hanno prudentemente deciso di abbandonare i loro in un cestino, decidendo che non erano poi niente di speciale.
Fandom: Game of Thrones RPF
Personaggi/Pairing: Kit Harington, Richard Madden, Finn Jones, Gethin Anthony e Alfie Allen, tutti in versione baby (se volete Kit/Richard e Finn/Gethin *ride*) + nominati padri vari e Lily Allen *scuoricina*
Rating: PG
Avvertimenti: pre-slash, volendo. AU, one-shot, fluff, adorable!cast.
È assolutamente vietato prelevare e/o postare altrove questa fic senza l'esplicito consenso dell'autrice.
Spoiler: ---
Disclaimer: non ci guadagno nulla, i personaggi non mi appartengono, è tutto inventato.
Word Count: 1361.
Note: È un AU. Immaginate che tutti i giovin donzelli del cast di GOT abbiano 7-8 anni, vivano nello stesso quartiere e siano supersuper amici. Bene,
Lo so, è una fic molto stupida che ho scritto in dieci minuti e che avrei fatto meglio a non scrivere ma io davvero nclpf con l'adorabilità di questi ragazzi *sguanciotta Gethin*
Ah, il costume di Alfie è questo, ma magari guardatelo dopo aver letto la fic, così non vi rovinate la sorpresa #creys
«Ma mamma…» Kit cerca in tutti i modi di far capire alla madre di non volerlo fare o almeno di non volerlo fare conciato così, ma pare che lei sia sorda ai suoi lamenti.
Perché non ha una sorella come quella di Alfie che alla fine convince sempre i genitori a far fare a lei e al fratello quello che vogliono? Alfie avrà un costume fighissimo; gli ha detto che sarà un drago con le fiamme vere e tutto il resto e Kit, anche se non riesce a capire come riuscirà a non bruciare la stoffa, è invidioso. Un sacco invidioso.
«Christopher, perché devi essere l’unico bambino che si lamenta ad Halloween? Guadagnerai un sacco di dolcetti!»
Kit sbuffa e cerca di portarsi dietro l’orecchio una ciocca di capelli che continua a cadergli davanti agli occhi, ma per colpa di questi stupidissimi guantini che gli permettono di muovere solo il pollice l’impresa sembra impossibile. «Ma mamma…» ripete di nuovo mettendo – se possibile – ancora di più il broncio. «Gli altri bambini non sono-»
«Christopher,» ripete ancora in modo molto sleale, come solo quando è arrabbiata fa. «Gli altri bambini sono vestiti esattamente come te. Ora preparati, Richard starà per arrivare!»
Kit rimane a guardarla con gli occhi bassi mentre si allontana verso la cucina. Rivolge poi uno sguardo al padre che gli da una pacca gentile sulla spalla, come se almeno lui potesse capire il suo dolore, profondissimo dolore.
«Papà…»
«L’anno prossimo lo decidiamo noi due da soli il costume, okay?» gli sussurra in gran segreto suo padre prima di stampargli un bacio sulla tempia.
«Ma sono una zucca! E ho uno stupido cappello a forma di zucca con delle stupide calze, calze come quelle delle bambine, che fanno vedere ancora di più altre due zucche al posto dei piedi. Zucche!» A nessuno fa paura una zucca tonda, nessuno gli darà mai un dolcetto.
«Ehi, basta parlare così o non ti lascio uscire!»
«Me lo prometti?» mormora Kit con le labbra tutte piegate all’ingiù. Il padre scoppia a ridere, ma prima che lui possa avere l’occasione di chiedergli cosa ci sia di così divertente qualcuno suona alla porta. “Oh no” borbotta sottovoce Kit mettendosi davanti alla porta e aspettando l’inevitabile. Suo padre è dietro di lui quando la apre.
«Buon Halloween!» urla un cavaliere con tanto di spada sguainata.
«’ao,» borbotta Kit con le mani appoggiate al costume che è talmente gonfio e rotondo da non permettergli di farle cadere lungo i fianchi.
«Kitty, cos’è questa faccia lunga, andiamo!» gli dice il padre di Richard dopo aver salutato l’altro genitore.
«Il mio costume…» spiega con la testa bassa, e la ciocca gli torna davanti agli occhi.
«Beh, è molto…zuccoso,» commenta il padre di Richard prima di invitarli ad andare. «Su su bambini, dobbiamo ancora passare dagli Allen!»
Kit sta uscendo mentre sua madre, come se il tutto non fosse già abbastanza imbarazzante, gli urla dalla cucina di aspettarla; arriva di corsa con le mani giunte al petto sospirando quanto siano belli i suoi bimbi e stampa un bacio umido sulla guancia di Kit che vorrebbe solo scappare, cosa che riesce a fare due secondi dopo quando ancora lei sta facendo a loro e soprattutto ai padri tutte le raccomandazioni del caso.
La cosa bella, almeno una, di questo Halloween è che sono i padri ad accompagnarli, il che significa che possono camminare avanti da soli, non portare i cappotti e mangiare tutti i dolci che trovano senza dover sentire strane storie sul mal di pancia.
Richard, quando sono abbastanza lontani dai padri, si avvicina all’orecchio di Kit e sussurra: «Indovina cosa mi ha dato mio padre».
Kit sgrana gli occhi senza capire e scuote la testa. «Cosa?»
Richard rinfodera la spada e tira fuori una manciata di piccoli petardi dalla tasca destra, alla cui vista Kit si mette a saltare per l’eccitazione.
«Basta buttarli per terra e fanno un gran rumore,» spiega Richard, mentre il suo mantello gli svolazza alle spalle. «Così se qualcuno non ci apre glieli buttiamo sullo zerbino e scappiamo!»
Kit gli batte il cinque e ricomincia a sorridere. La serata non è del tutto rovinata. «Però mi sa che dovrai lanciarli tu,» dice alzando in modo impacciato le mani guantate.
Quando arrivano a casa di Alfie ci sono già fuori ad aspettarli un fantasma e uno scheletro con qualcosa in testa. «Devono essere Finn e Gethin,» sentenzia Richard che sguaina la sua spada e va all’attacco correndo verso di loro; Kit arriva un po’ dopo perché, si sa, le zucche non sono veloci come i cavalieri.
«Geth?» chiede una volta davanti agli altri due bambini. Il fantasma dice un “ciao” attutito dalla stoffa che gli ricopre la faccia e Finn, senza aspettare che l’amico dica nulla, inizia a spiegare.
«Doveva essere un coniglio,» dice a Kit e Richard e subito la testa di Gethin scatta nella sua direzione. «Oh meglio, è ancora un coniglio, solo che è meno…coniglioso,» continua, inerpicandosi su una strada piuttosto complessa.
Richard sbatte le palpebre un paio di volte prima di esprimere un condiviso ed esaustivo “Eh?”
«Mia madre mi ha comprato questa cosa di pelo rosa perché non voleva che prendessi freddo,» borbotta il fantasma prima di alzare il lenzuolo e rivelare il suo volto, quello di Gethin, appunto. «Solo che anche mio papà lo ha trovato ridicolo quanto me, quindi…»
«Quindi gli ha tagliato in fretta e furia questo lenzuolo per renderlo un fantasma coniglioso,» conclude Finn al suo posto, con un certo sorriso compiaciuto.
«Allora quelle sono le sue orecchie?» chiede Kit, mentre invidia Gethin per il padre coraggioso che si ritrova, indicando due cose di pelo rosa immerse tra i ricci biondi di Finn che annuisce vigorosamente.
«Lui non se ne vergogna,» borbotta Gethin alzando le spalle mentre le guance gli si stanno arrossando per il freddo.
«Vuoi anche il mio cappello zuccoso?» chiede Kit speranzoso.
«Non avrebbe senso!» s’indigna Finn. «Non capite? Gethin è il fantasma del suo coniglio mentre io sono il suo scheletro! Siamo lo stesso costume in due persone diverse! Sono un genio!»
«Quindi non le vuoi, eh?»
«Hai mai visto lo scheletro di una zucca, Kit?» chiede Finn portandosi le mani sui fianchi, scocciato, e Kit non può fare a meno di dargli ragione.
Suonano alla porta, finalmente, e insieme quando vedono la maniglia girare urlano.
«Dolcetto o scherzettoooo?»
Alfie compare, con un’espressione se possibile più avvilita di quelle di Kit e Gethin messe insieme, e un costume tutto verde. «Non dite niente,» sentenzia mentre cammina mogio mogio oltre la soglia della porta con una coda verde acido che gli spazzola per terra.
«Dove sono le fiamme?» chiede allegramente Kit, non sentendosi più lo zimbello del gruppo.
«Nessuno mi capisce,» borbotta Alfie prima di fare una linguaccia a Gethin e Richard che lo prendono in giro per la cresta che gli parte dal cappuccio ben calcato sulla testa. «Non chiederò mai più un favore a Lily, dovevi vedere come rideva, lo ha fatto apposta,» mugugna ancora.
«Poteva andarti peggio,» mormora Kit, pensando alla sua situazione.
«Ma non sono feroce! Guardami, ho anche delle stupide ali! Quale drago pauroso ha le ali?» sbotta allargando le braccia per mostrare una notevole apertura alare cucita sotto le maniche.
«Tutti?» interviene Finn storcendo il naso.
«E tu cosa saresti?» gli chiede arrabbiato Alfie, cambiando discorso.
«Lo scheletro di un coniglio,» risponde piuttosto soddisfatto mentre si sprimaccia le orecchie pelose, alché anche Alfie non può fare altro che ammirarlo.
«Fiiigo,» commenta prima di iniziare a camminare verso la prima casa.
Alla fine tutti hanno avuto molti dolci e nessun petardo è stato scoppiato davanti agli zerbini. In realtà Richard ha scoperto di averne solo cinque e ha deciso di dividerli con gli amici da prode cavaliere quale è, ma mentre il primo è andato a sprecato per via della mancata presa al volo di Finn, il secondo è scoppiato in tasca a Gethin rischiando di incendiare il suo coniglio rosa mentre il terzo è finito nel collo di Alfie e forse lo ritroverà una volta tornato a casa, così Kit e Richard hanno prudentemente deciso di abbandonare i loro in un cestino, decidendo che non erano poi niente di speciale.
+6 | Comment

giggly